MILANO – La poesia delle parole. L’emozione della musica. Il calore del teatro. La vitalità di una chiacchierata tra palco e platea. Partono il 27 novembre le Conversazioni Unplugged con uomini di parola, ciclo di serate “teatral-musicali” che la Compagnia scheriANIMAndelli ha scelto di proporre al pubblico del Teatro alle Colonne. Il primo appuntamento è un raro esempio di raffinatezza e semplicità, di arte che si fa impegno, di cultura che diventa quotidianità. È, infatti, interamente dedicato alla Scuola Genovese dei Cantautori e ai nomi che di quella scuola sono stati i maestri: Fabrizio De Andrè, Bruno Lauzi, Luigi Tenco, Umberto Bindi, Gino Paoli, Sergio Endrigo, Ivano Fossati e molti altri. Musicisti, poeti, compositori, cantanti o, in una parola sola, cantautori appunto, che forse all’epoca, gli anni Sessanta e Settanta, non immaginavano che il loro modo di essere artisti sarebbe diventato scuola. Di vita, in primo luogo. Dire Genova oggi significa pensare alla sua ferita e alla tragedia umana dell’alluvione del 4 novembre. Senza poterlo prevedere, un evento così drammatico rafforza la determinazione a celebrare, in un certo senso, una città magica. Una città in cui, nell’arco di pochi anni, si intrecciarono i destini di uomini diversi. Destini che si tradussero in una vera e propria rivoluzione nel panorama musicale italiano. Solo un caso? Un incantesimo? Fu l’esito del potere del mare e del fascino del porto? Rispondere a simili interrogativi è una delle ambizioni della serata: comprendere come fu possibile un prodigio senza il quale non solo la musica, ma la stessa Italia e la vita delle persone sarebbe stata diversa. Perché il viaggio (come si conviene a una città di marinai) tra le canzoni e le storie di quegli autori si trasforma in un reportage sulla storia del nostro Paese, che a quel tempo attraversava contrasti e successi, cambiamenti epocali e conferme delle tradizioni. Vi fu allora un’urgenza a dire, a parlare, a esprimere sentimenti ed esorcizzare paure, a ricordare antichi valori, che accomunò gli artisti della Scuola Genovese. Forse, a quarant’anni di distanza, in un’Italia diversa ma sempre uguale a se stessa, quell’urgenza esiste ancora. Conversazioni Unplugged con uomini di parola risponde a questa identica esigenza.